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Il consumo di carne è uno dei fenomeni più ambivalenti dei nostri tempi. Da una parte la richiesta continua a crescere, dall'altra mai come in questi anni è diventato oggetto di critiche. Un numero esponenziale di persone, soprattutto nei paesi industrializzati, sceglie un'alimentazione vegetale (o vegetariana) non solo per i vantaggi dal punto di vista della salute, ma anche perché è convinta che il consumo di carne (e derivati animali) sia moralmente sbagliato. Il dibattito sulla carne sintetica, o più correttamente carne coltivata, è presente in Italia attraverso articoli di giornale, prese di posizione di varie associazioni come Slow Food, inchieste economiche, dichiarazioni contraddittorie di ministri, parlamentari e opinionisti. Mancano, dunque, interventi di ampio respiro. In altri paesi europei la carne coltivata è già oggetto di dibattito pubblico, scientifico e politico. Si tratta di un tema che polarizza e che spacca gruppi di interesse finora creduti omogenei, come ambientalisti e difensori dei diritti degli animali. La carne coltivata presenta alcuni vantaggi dal punto di vista climatico (risparmio di territorio e d'acqua), ma pone altri problemi a livello di bilancio energetico (per la creazione e il funzionamento dei bioreattori necessari per produrla); viene presentata come "pulita" perché aggira il bisogno di somministrare antibiotici agli animali, ma viene vista da molti come alimento "artificiale", non genuino e quindi sospetto. Arianna Ferrari propone qui una panoramica delle diverse visioni che muovono scienziati e promotori della carne coltivata e un'analisi critica delle questioni etiche e politiche poste da questa innovazione con un linguaggio accessibile al grande pubblico.
Il consumo di carne è uno dei fenomeni più ambivalenti dei nostri tempi. Da una parte la richiesta continua a crescere, dall'altra mai come in questi anni è diventato oggetto di critiche. Un numero esponenziale di persone, soprattutto nei paesi industrializzati, sceglie un'alimentazione vegetale (o vegetariana) non solo per i vantaggi dal punto di vista della salute, ma anche perché è convinta che il consumo di carne (e derivati animali) sia moralmente sbagliato. Il dibattito sulla carne sintetica, o più correttamente carne coltivata, è presente in Italia attraverso articoli di giornale, prese di posizione di varie associazioni come Slow Food, inchieste economiche, dichiarazioni contraddittorie di ministri, parlamentari e opinionisti. Mancano, dunque, interventi di ampio respiro. In altri paesi europei la carne coltivata è già oggetto di dibattito pubblico, scientifico e politico. Si tratta di un tema che polarizza e che spacca gruppi di interesse finora creduti omogenei, come ambientalisti e difensori dei diritti degli animali. La carne coltivata presenta alcuni vantaggi dal punto di vista climatico (risparmio di territorio e d'acqua), ma pone altri problemi a livello di bilancio energetico (per la creazione e il funzionamento dei bioreattori necessari per produrla); viene presentata come "pulita" perché aggira il bisogno di somministrare antibiotici agli animali, ma viene vista da molti come alimento "artificiale", non genuino e quindi sospetto. Arianna Ferrari propone qui una panoramica delle diverse visioni che muovono scienziati e promotori della carne coltivata e un'analisi critica delle questioni etiche e politiche poste da questa innovazione con un linguaggio accessibile al grande pubblico.
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