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Indigo Rapporto sulla verità assediata | Erin Mills Town Centre
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Alfred Jarry ha ambientato il suo Ubu re: “In Polonia, cioè da nessuna parte”. Per più di un secolo la Polonia è stata rimossa dalle mappe, colonizzata, ridotta a un non-luogo geopolitico. In questa terra dai confini in certi e occupata da regimi totalitari, la verità non è mai stata una certezza, ma un bene sotto assedio, proprio come nel celebre Rapporto dalla città assediata del poeta Zbigniew Herbert. Del resto, la verità è come la salute: ne percepiamo l’importanza solo quando ormai è troppo tardi. E in Polonia, dove la salute politica è a lungo mancata, la ricerca del vero è diventata una strategia di sopravvivenza. È stato così per Mickiewicz e Norwid, per i quali la verità è figlia di lotta e approssimazione continua, e poi per molti altri intellettuali di cui Luigi Marinelli racconta le vite e le opere – artisti, filosofi e scrittori perseguitati, offesi, esiliati. Per tutti loro la verità è salvifica e protegge dalle menzogne di poteri corrotti e spietati. Per questo vale la pena rileggere l’eretico Witkiewicz, o Tarski che trova rifugio nella precisione delle formule matematiche mentre i genitori venivano deportati ad Auschwitz. Per questo occorre ricordare Gombrowicz, per il quale la vita è plasmata dal confronto con gli altri, o Herling, vittima del Gulag e pellegrino della libertà. Per questo è essenziale conoscere poeti come Miłosz e Szymborska, o scrittori come Lem che grazie al la fantascienza anticipano le minacce del futuro. Oggi più che mai dobbiamo stringerci intorno a un fuoco come quello della cultura polacca, superare la notte della disinformazione, resistere al buio delle post-verità, aspettare l’alba. Arde ancora in noi il desiderio della verità?
Alfred Jarry ha ambientato il suo Ubu re: “In Polonia, cioè da nessuna parte”. Per più di un secolo la Polonia è stata rimossa dalle mappe, colonizzata, ridotta a un non-luogo geopolitico. In questa terra dai confini in certi e occupata da regimi totalitari, la verità non è mai stata una certezza, ma un bene sotto assedio, proprio come nel celebre Rapporto dalla città assediata del poeta Zbigniew Herbert. Del resto, la verità è come la salute: ne percepiamo l’importanza solo quando ormai è troppo tardi. E in Polonia, dove la salute politica è a lungo mancata, la ricerca del vero è diventata una strategia di sopravvivenza. È stato così per Mickiewicz e Norwid, per i quali la verità è figlia di lotta e approssimazione continua, e poi per molti altri intellettuali di cui Luigi Marinelli racconta le vite e le opere – artisti, filosofi e scrittori perseguitati, offesi, esiliati. Per tutti loro la verità è salvifica e protegge dalle menzogne di poteri corrotti e spietati. Per questo vale la pena rileggere l’eretico Witkiewicz, o Tarski che trova rifugio nella precisione delle formule matematiche mentre i genitori venivano deportati ad Auschwitz. Per questo occorre ricordare Gombrowicz, per il quale la vita è plasmata dal confronto con gli altri, o Herling, vittima del Gulag e pellegrino della libertà. Per questo è essenziale conoscere poeti come Miłosz e Szymborska, o scrittori come Lem che grazie al la fantascienza anticipano le minacce del futuro. Oggi più che mai dobbiamo stringerci intorno a un fuoco come quello della cultura polacca, superare la notte della disinformazione, resistere al buio delle post-verità, aspettare l’alba. Arde ancora in noi il desiderio della verità?
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