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Emilio Lepido: Il triumviro dimenticato
Indigo
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Emilio Lepido: Il triumviro dimenticato
By None
Current price: $1.99


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Marco Emilio Lepido non era affatto un uomo pusillanime e privo di visione politica, come alcune fonti lo descrivono, anche se a uno sguardo superficiale il suo comportamento potrebbe suggerirlo. Piuttosto, fu incapace di mostrare il coraggio necessario per imporsi nelle lotte tra i triumviri e gestì in modo poco efficace le proprie alleanze.
A ben vedere, tuttavia, la responsabilità non fu solo sua: fu soprattutto Marco Antonio a non sostenerlo e a non utilizzarlo strategicamente contro Ottaviano, distratto com’era da ambizioni personali e dai sentimenti che lo legavano a Cleopatra. Non a caso, Antonio non reagì quando Lepido venne estromesso dagli accordi, né sfruttò l’occasione per rimettere in discussione gli equilibri politici. Così facendo, lasciò campo libero a Ottaviano, che poté accrescere progressivamente il proprio potere a scapito della repubblica e delle libertà civili.
Lepido fu anche vittima della propaganda augustea, che ne ha tramandato un’immagine poco lusinghiera e, per certi aspetti, distorta, funzionale a esaltare la figura di Augusto. Una tradizione interpretativa che, in larga misura, è giunta fino ai nostri giorni.
Nonostante i suoi limiti — reali e documentati — Lepido resta comunque un esempio significativo di un modo diverso di fare politica: più defilato, ma non per questo meno incisivo. Egli seppe mantenere un ruolo di equilibrio tra le parti, oscillando tra il protagonismo e la discrezione, senza risultare meno romano, nei valori e nei comportamenti, rispetto ai suoi più celebri colleghi.
È proprio per questo che si è scelto il sottotitolo “il triumviro dimenticato”: per restituire dignità a una figura che incarnò una forza silenziosa e onesta, al servizio del bene pubblico, ma spesso esclusa dal dibattito storiografico. Perché Lepido, non meno di altri, continuò a credere nella rifondazione della repubblica e nella salvaguardia di quei valori antichi che la sua gens aveva a lungo difeso.
Andrea Taetti (classe 1986), laureato in storia dell'arte e teologia, ex insegnante, oggi imprenditore da quasi vent'anni in una ditta a conduzione familiare. Impegnato nell'associazionismo e amante della natura e del trekking. Tra le passioni principali ha la fotografia e la cucina. Presso la casa editrice Passerino ha pubblicato alcuni saggi e un volume di poesie.
Marco Emilio Lepido non era affatto un uomo pusillanime e privo di visione politica, come alcune fonti lo descrivono, anche se a uno sguardo superficiale il suo comportamento potrebbe suggerirlo. Piuttosto, fu incapace di mostrare il coraggio necessario per imporsi nelle lotte tra i triumviri e gestì in modo poco efficace le proprie alleanze.
A ben vedere, tuttavia, la responsabilità non fu solo sua: fu soprattutto Marco Antonio a non sostenerlo e a non utilizzarlo strategicamente contro Ottaviano, distratto com’era da ambizioni personali e dai sentimenti che lo legavano a Cleopatra. Non a caso, Antonio non reagì quando Lepido venne estromesso dagli accordi, né sfruttò l’occasione per rimettere in discussione gli equilibri politici. Così facendo, lasciò campo libero a Ottaviano, che poté accrescere progressivamente il proprio potere a scapito della repubblica e delle libertà civili.
Lepido fu anche vittima della propaganda augustea, che ne ha tramandato un’immagine poco lusinghiera e, per certi aspetti, distorta, funzionale a esaltare la figura di Augusto. Una tradizione interpretativa che, in larga misura, è giunta fino ai nostri giorni.
Nonostante i suoi limiti — reali e documentati — Lepido resta comunque un esempio significativo di un modo diverso di fare politica: più defilato, ma non per questo meno incisivo. Egli seppe mantenere un ruolo di equilibrio tra le parti, oscillando tra il protagonismo e la discrezione, senza risultare meno romano, nei valori e nei comportamenti, rispetto ai suoi più celebri colleghi.
È proprio per questo che si è scelto il sottotitolo “il triumviro dimenticato”: per restituire dignità a una figura che incarnò una forza silenziosa e onesta, al servizio del bene pubblico, ma spesso esclusa dal dibattito storiografico. Perché Lepido, non meno di altri, continuò a credere nella rifondazione della repubblica e nella salvaguardia di quei valori antichi che la sua gens aveva a lungo difeso.
Andrea Taetti (classe 1986), laureato in storia dell'arte e teologia, ex insegnante, oggi imprenditore da quasi vent'anni in una ditta a conduzione familiare. Impegnato nell'associazionismo e amante della natura e del trekking. Tra le passioni principali ha la fotografia e la cucina. Presso la casa editrice Passerino ha pubblicato alcuni saggi e un volume di poesie.

















