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Enrico IV
Indigo
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Current price: $4.99


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C'è stato un cavallo che si è impennato, una mattina di Carnevale, e un uomo che non è più sceso. Per dodici anni è rimasto prigioniero di una maschera, convinto di essere davvero l'imperatore Enrico IV di Germania, circondato da servi in costume e consiglieri compiacenti che recitano con lui la sua pazzia. Poi, improvvisamente, è guarito. Ha aperto gli occhi e si è guardato intorno. Ha scoperto che la donna che amava, Matilde Spina, era diventata l'amante del rivale che quel giorno aveva provocato la sua caduta. E ha capito che fuori, nella vita vera, non c'era più posto per lui. Allora ha preso una decisione folle: ha scelto di restare pazzo. Volontariamente, lucidamente, ha deciso di continuare a interpretare Enrico IV per sempre. Perché la finzione consapevole gli permetteva di guardare il mondo da lontano, da quella "distanza di sicurezza" che solo l'esilio della mente può garantire. La sua villa è diventata una reggia fuori dal tempo, e lui un sovrano che non regna su nulla, se non sulla propria solitudine. Enrico IV è al contempo il dramma di un uomo che ha perso la ragione e la storia di chi, rinsavito, non ha più trovato la forza di sopportare la realtà. È il grido di chi rifiuta di adeguarsi alle maschere che la società impone, e sceglie invece di costruirsene una propria, per quanto assurda, pur di restare fedele a sé stesso. Pirandello, con questo capolavoro del 1921, non scrive una tragedia storica. Scava nella carne viva del Novecento e ci consegna un personaggio che continua a interrogarci: fino a che punto la nostra vita è autentica, e fino a che punto è soltanto una recita che non abbiamo scelto? E se smettessimo di recitare, saremmo pronti a guardarci allo specchio?
C'è stato un cavallo che si è impennato, una mattina di Carnevale, e un uomo che non è più sceso. Per dodici anni è rimasto prigioniero di una maschera, convinto di essere davvero l'imperatore Enrico IV di Germania, circondato da servi in costume e consiglieri compiacenti che recitano con lui la sua pazzia. Poi, improvvisamente, è guarito. Ha aperto gli occhi e si è guardato intorno. Ha scoperto che la donna che amava, Matilde Spina, era diventata l'amante del rivale che quel giorno aveva provocato la sua caduta. E ha capito che fuori, nella vita vera, non c'era più posto per lui. Allora ha preso una decisione folle: ha scelto di restare pazzo. Volontariamente, lucidamente, ha deciso di continuare a interpretare Enrico IV per sempre. Perché la finzione consapevole gli permetteva di guardare il mondo da lontano, da quella "distanza di sicurezza" che solo l'esilio della mente può garantire. La sua villa è diventata una reggia fuori dal tempo, e lui un sovrano che non regna su nulla, se non sulla propria solitudine. Enrico IV è al contempo il dramma di un uomo che ha perso la ragione e la storia di chi, rinsavito, non ha più trovato la forza di sopportare la realtà. È il grido di chi rifiuta di adeguarsi alle maschere che la società impone, e sceglie invece di costruirsene una propria, per quanto assurda, pur di restare fedele a sé stesso. Pirandello, con questo capolavoro del 1921, non scrive una tragedia storica. Scava nella carne viva del Novecento e ci consegna un personaggio che continua a interrogarci: fino a che punto la nostra vita è autentica, e fino a che punto è soltanto una recita che non abbiamo scelto? E se smettessimo di recitare, saremmo pronti a guardarci allo specchio?















