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Filosofia dei beni comuni: Crisi e primato della sfera pubblica

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La questione dei beni comuni sta assumendo un ruolo centrale nel dibattito pubblico e nella mobilitazione politica. In Italia, di recente – per fare un solo esempio – essa ha rappresentato un elemento imprevisto e dirompente di manifestazione della volontà popolare, in sede referendaria. I beni comuni sono quei beni che non sono proprietà di nessuno. Essi non riguardano solo le componenti naturali quali gli ecosistemi e le risorse non riproducibili,ma anche le forme della conoscenza, il capitale sociale, le regole, le norme, le istituzioni. In quanto tali, dunque, i beni comuni si ritrovano per definizione al centro di alcune tra le problematiche cruciali del nostro tempo. Dall’irrompere del dramma ambientale e del riscaldamento climatico al manifestarsi delle conseguenze della globalizzazione sregolata – con i suoi esiti di mercificazione esasperata generati dall’economia neoliberista – all’esplodere della crisi finanziaria globale: tutto impatta sui beni comuni. In senso critico, generando minacce di nuove dissipazioni, che vanno dal degrado allo spreco, dall’abuso alla mancanza di cura .Ma anche in senso positivo, di nuove opportunità che si presentano. Naturalmente, in quanto presupposti indispensabili della vita e della società umane, i beni comuni sono sempre esistiti; ma non sempre si è avuta coscienza della loro essenza, che risiede in primo luogo nell’essere «il limite» senza il quale si compie la «tragedia». In questo libro, attraverso un’argomentazione rigorosa che tocca i campi della filosofia, dell’economia e della politica, Laura Pennacchi offre per la prima volta al lettore italiano una sintesi essenziale sul tema, proponendo anche la sua originale impostazione: i beni comuni non si identificano né col «privato» né col «pubblico»; sono piuttosto un terzo elemento chiamato a triangolare con gli altri due. Essi rappresentano non il punto di vista dell’individuo, né quello dello Stato, quanto piuttosto quello – ricco di umanità solidale – della persona.
La questione dei beni comuni sta assumendo un ruolo centrale nel dibattito pubblico e nella mobilitazione politica. In Italia, di recente – per fare un solo esempio – essa ha rappresentato un elemento imprevisto e dirompente di manifestazione della volontà popolare, in sede referendaria. I beni comuni sono quei beni che non sono proprietà di nessuno. Essi non riguardano solo le componenti naturali quali gli ecosistemi e le risorse non riproducibili,ma anche le forme della conoscenza, il capitale sociale, le regole, le norme, le istituzioni. In quanto tali, dunque, i beni comuni si ritrovano per definizione al centro di alcune tra le problematiche cruciali del nostro tempo. Dall’irrompere del dramma ambientale e del riscaldamento climatico al manifestarsi delle conseguenze della globalizzazione sregolata – con i suoi esiti di mercificazione esasperata generati dall’economia neoliberista – all’esplodere della crisi finanziaria globale: tutto impatta sui beni comuni. In senso critico, generando minacce di nuove dissipazioni, che vanno dal degrado allo spreco, dall’abuso alla mancanza di cura .Ma anche in senso positivo, di nuove opportunità che si presentano. Naturalmente, in quanto presupposti indispensabili della vita e della società umane, i beni comuni sono sempre esistiti; ma non sempre si è avuta coscienza della loro essenza, che risiede in primo luogo nell’essere «il limite» senza il quale si compie la «tragedia». In questo libro, attraverso un’argomentazione rigorosa che tocca i campi della filosofia, dell’economia e della politica, Laura Pennacchi offre per la prima volta al lettore italiano una sintesi essenziale sul tema, proponendo anche la sua originale impostazione: i beni comuni non si identificano né col «privato» né col «pubblico»; sono piuttosto un terzo elemento chiamato a triangolare con gli altri due. Essi rappresentano non il punto di vista dell’individuo, né quello dello Stato, quanto piuttosto quello – ricco di umanità solidale – della persona.

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