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Frammenti di coscienza e pratiche di vita

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Impietoso, graffiante, stridente e diretto, il testo di Stefano Sguinzi si propone in modo inusuale. Si può leggere come un racconto, ma portarlo in scena, sul palcoscenico di un teatro, sarebbe la sua vera natura. È un copione, una sceneggiatura composta ad arte, dando a ciascun personaggio una profondità tutta particolare. Lei, Germana Fieschi, è autrice di un gesto apparentemente sconsiderato, un gesto orribile che, inevitabilmente, fa parlare. Questo è il problema: che gli altri parlano. Lentamente, dietro il personaggio di Germana Fieschi emergerà una tristezza malinconica, un concentrato di umanità che verrà progressivamente prosciugata da tutti gli altri personaggi, quelli che parlano, quelli che danno opinioni ed esprimono pareri. Ecco, quindi, che ciascun protagonista assume il ruolo di un simbolo, un’allegoria dell’umano agire, in cui siamo chiamati a rifletterci per riflettere. Chi siamo noi in tutto questo? Qual è il nostro ruolo? Chi di loro ci rappresenta? E soprattutto… a chi diamo ascolto? “Aiutatemi, se potete!” Pietà, dolore, intolleranza, morte. Questo è quanto esprime l’azione drammaturgica multimediale composta da Stefano Sguinzi alcuni anni fa e proposta solo oggi come testo stampato. Punto di partenza nell’azione drammaturgica è il teatro ma la rappresentazione attinge a diverse forme di linguaggio. Dal teatro si passa alle riprese televisive e cinematografiche, a scene in cui conta il gesto, ad altre in cui la musicalità della parola esprime l’intensità dei sentimenti. Attraverso l’immagine, ma anche fisicamente, il pubblico dalla platea sale sul palcoscenico e diventa parte integrante della rappresentazione. Quando lo schermo si abbassa ha inizio il racconto della presa di coscienza di alcuni personaggi presenti in sala di fronte al dramma collettivo dell’AIDS. L’ intervista televisiva tratta di una giovane donna, ammalata, che ha messo al mondo un figlio, segnato come lei dalla morte. Di lui si è liberata nella speranza di poterlo salvare ma quando viene a sapere della sua fine, cerca di riappropriarsene dandogli il proprio nome. L’ azione drammaturgica coinvolge il pubblico presente in sala ma anche il lettore che arriva a far parte del dramma. La forza di questa rappresentazione è tale che non è presunzione pensare che chi legge questo testo ne sia coinvolto dall’inizio alla fine
Impietoso, graffiante, stridente e diretto, il testo di Stefano Sguinzi si propone in modo inusuale. Si può leggere come un racconto, ma portarlo in scena, sul palcoscenico di un teatro, sarebbe la sua vera natura. È un copione, una sceneggiatura composta ad arte, dando a ciascun personaggio una profondità tutta particolare. Lei, Germana Fieschi, è autrice di un gesto apparentemente sconsiderato, un gesto orribile che, inevitabilmente, fa parlare. Questo è il problema: che gli altri parlano. Lentamente, dietro il personaggio di Germana Fieschi emergerà una tristezza malinconica, un concentrato di umanità che verrà progressivamente prosciugata da tutti gli altri personaggi, quelli che parlano, quelli che danno opinioni ed esprimono pareri. Ecco, quindi, che ciascun protagonista assume il ruolo di un simbolo, un’allegoria dell’umano agire, in cui siamo chiamati a rifletterci per riflettere. Chi siamo noi in tutto questo? Qual è il nostro ruolo? Chi di loro ci rappresenta? E soprattutto… a chi diamo ascolto? “Aiutatemi, se potete!” Pietà, dolore, intolleranza, morte. Questo è quanto esprime l’azione drammaturgica multimediale composta da Stefano Sguinzi alcuni anni fa e proposta solo oggi come testo stampato. Punto di partenza nell’azione drammaturgica è il teatro ma la rappresentazione attinge a diverse forme di linguaggio. Dal teatro si passa alle riprese televisive e cinematografiche, a scene in cui conta il gesto, ad altre in cui la musicalità della parola esprime l’intensità dei sentimenti. Attraverso l’immagine, ma anche fisicamente, il pubblico dalla platea sale sul palcoscenico e diventa parte integrante della rappresentazione. Quando lo schermo si abbassa ha inizio il racconto della presa di coscienza di alcuni personaggi presenti in sala di fronte al dramma collettivo dell’AIDS. L’ intervista televisiva tratta di una giovane donna, ammalata, che ha messo al mondo un figlio, segnato come lei dalla morte. Di lui si è liberata nella speranza di poterlo salvare ma quando viene a sapere della sua fine, cerca di riappropriarsene dandogli il proprio nome. L’ azione drammaturgica coinvolge il pubblico presente in sala ma anche il lettore che arriva a far parte del dramma. La forza di questa rappresentazione è tale che non è presunzione pensare che chi legge questo testo ne sia coinvolto dall’inizio alla fine

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