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I serpentelli di Pavel Florenskij
Indigo
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I serpentelli di Pavel Florenskij
By None
Current price: $13.99


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«Che cosa sono quei serpentelli verde-dorati? Da dove vengono?». A farsi questa domanda è Pavel Florenskij da bambino scrutando in riva al mare l’acqua verde scura che luccica e si muove formando una rete di serpentelli. Sono parole in cui è già racchiuso tutto il programma di una vita dedicata alla ricerca della Verità attraverso l’osservazione stupita di ogni fatto concreto del mondo. In quella parvenza così viva il piccolo Pavel scorgeva, senza poterlo allora tradurre in parole, l’affacciarsi del mondo spirituale nella sua realtà ontologica, quella realtà che solo una metafisica concreta sa cogliere. L’opera di Pavel Florenskij ‒ genio e santo, fucilato nel giorno dell’Immacolata del 1937, dopo anni di prigionia nel gulag sovietico delle Solovki ‒ è una fonte inesauribile a cui attingere: egli fu matematico, filosofo, teologo, studioso di estetica, ingegnere elettrotecnico, e poi ancora e ancora. Nei suoi scritti incontriamo spesso parole che toccano corde personali; a quelle ci rivolgiamo, a quelle che ci dicono della vita più che dell’opera, una vita che, pur tra drammi inenarrabili, realizza le intuizioni del bimbo nelle serene certezze dell’adulto e ci appare come un’autentica opera d’arte che si chiude nella luce del martirio
«Che cosa sono quei serpentelli verde-dorati? Da dove vengono?». A farsi questa domanda è Pavel Florenskij da bambino scrutando in riva al mare l’acqua verde scura che luccica e si muove formando una rete di serpentelli. Sono parole in cui è già racchiuso tutto il programma di una vita dedicata alla ricerca della Verità attraverso l’osservazione stupita di ogni fatto concreto del mondo. In quella parvenza così viva il piccolo Pavel scorgeva, senza poterlo allora tradurre in parole, l’affacciarsi del mondo spirituale nella sua realtà ontologica, quella realtà che solo una metafisica concreta sa cogliere. L’opera di Pavel Florenskij ‒ genio e santo, fucilato nel giorno dell’Immacolata del 1937, dopo anni di prigionia nel gulag sovietico delle Solovki ‒ è una fonte inesauribile a cui attingere: egli fu matematico, filosofo, teologo, studioso di estetica, ingegnere elettrotecnico, e poi ancora e ancora. Nei suoi scritti incontriamo spesso parole che toccano corde personali; a quelle ci rivolgiamo, a quelle che ci dicono della vita più che dell’opera, una vita che, pur tra drammi inenarrabili, realizza le intuizioni del bimbo nelle serene certezze dell’adulto e ci appare come un’autentica opera d’arte che si chiude nella luce del martirio

















