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In nome di Dio e della patria: I bambini rubati dal regime franchista

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Tutto è partito da una donna, Mar Soriano, che con tenacia e pazienza, a metà degli anni Novanta, ha iniziato la sua battaglia per rintracciare la sorella Beatriz, nata a Madrid nella clinica O’Donnell il 3 gennaio 1964. La bimba non era morta, come i medici avevano detto ai genitori. Era stata venduta. Beatriz è una degli oltre trecentomila niños robados. Trentamila i casi accertati solo tra il 1939 e il 1945. Un «furto» di massa iniziato alla fine della Guerra civile spagnola, e che vede sul banco degli imputati il regime franchista, medici, infermieri ed esponenti della Chiesa cattolica. Questa rete segreta, infatti, si teneva in piedi anche grazie alla complicità di sacerdoti e suore. Erano loro ad affidare i figli degli oppositori politici alle famiglie fedeli alla dittatura. Ai genitori veniva impedito di vedere il corpo dei propri bimbi e di partecipare ai «funerali». Per evitare - così veniva detto loro - «inutili traumi». Una pratica infame, «in nome di Dio e della Patria», che è continuata fino alla fine degli anni Ottanta. Anche perché il traffico di neonati ha fruttato un fiume di denaro. Lo scandalo è scoppiato nel 2011, con la prima denuncia collettiva a un tribunale. Piero Badaloni ha lavorato per anni a raccogliere la documentazione su questa vicenda che ha letteralmente scioccato la società spagnola. Il libro dà conto anche delle resistenze incontrate da chi voleva fare luce sui niños robados. Ad oggi, l’accertamento della verità è affidato alle sole indagini dei procuratori regionali. Centinaia di famiglie e di associazioni della società civile chiedono da tempo l’apertura di una commissione d’inchiesta sullo scandalo. Ma inutilmente: il governo guidato da Mariano Rajoy non pare intenzionato a concederla.
Tutto è partito da una donna, Mar Soriano, che con tenacia e pazienza, a metà degli anni Novanta, ha iniziato la sua battaglia per rintracciare la sorella Beatriz, nata a Madrid nella clinica O’Donnell il 3 gennaio 1964. La bimba non era morta, come i medici avevano detto ai genitori. Era stata venduta. Beatriz è una degli oltre trecentomila niños robados. Trentamila i casi accertati solo tra il 1939 e il 1945. Un «furto» di massa iniziato alla fine della Guerra civile spagnola, e che vede sul banco degli imputati il regime franchista, medici, infermieri ed esponenti della Chiesa cattolica. Questa rete segreta, infatti, si teneva in piedi anche grazie alla complicità di sacerdoti e suore. Erano loro ad affidare i figli degli oppositori politici alle famiglie fedeli alla dittatura. Ai genitori veniva impedito di vedere il corpo dei propri bimbi e di partecipare ai «funerali». Per evitare - così veniva detto loro - «inutili traumi». Una pratica infame, «in nome di Dio e della Patria», che è continuata fino alla fine degli anni Ottanta. Anche perché il traffico di neonati ha fruttato un fiume di denaro. Lo scandalo è scoppiato nel 2011, con la prima denuncia collettiva a un tribunale. Piero Badaloni ha lavorato per anni a raccogliere la documentazione su questa vicenda che ha letteralmente scioccato la società spagnola. Il libro dà conto anche delle resistenze incontrate da chi voleva fare luce sui niños robados. Ad oggi, l’accertamento della verità è affidato alle sole indagini dei procuratori regionali. Centinaia di famiglie e di associazioni della società civile chiedono da tempo l’apertura di una commissione d’inchiesta sullo scandalo. Ma inutilmente: il governo guidato da Mariano Rajoy non pare intenzionato a concederla.

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