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Maledetti confini: Storie di linee tracciate sul mondo

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« «Un'esplorazione superba, vivida e potente di un'idea antica come l’umanità, ma che nelle difficili sfide globali di oggi assume un nuovo significato. Con una prosa commovente ed evocativa, impariamo che i confini si trasformano, si spostano e si piegano; vivono, respirano e a volte soffocano. […] Maledetti confini è un appello urgente alla comprensione profonda di una pratica oggi destinata a mettere dei limiti a tutti i nostri futuri». » David Rooney, autore di I 12 orologi che raccontano il mondo Il primo confine di cui abbiamo testimonianza risale al XXI secolo a.C. e divideva le terre di Lagash e Umma, in Mesopotamia. Molti uomini morirono su quella linea, che consideravano eterna e di cruciale importanza per le loro identità. Poco dopo, Sargon, sovrano di Akkad, cancellò ogni cosa, conquistando l’una e l’altra sponda, e quel confine svanì d’un tratto, come molti altri nel corso della storia. Sappiamo che c’era solo perché un’antica stele divelta ce lo racconta nelle sue iscrizioni, altrimenti ne avremmo perso per sempre memoria. Questo libro è fatto di storie narrate con una forza speciale. Sono storie che si svolgono in tempi e luoghi tra loro lontani, ma hanno tutte per oggetto una linea invisibile tracciata sul terreno. James Crawford ci porta nelle terre frantumate dell’estremo nord d’Europa, nelle trincee della Grande Guerra, nel Peloponneso del generale spartano Otriade; ci porta di fronte a molti, troppi muri invalicabili, dal vallo dei romani in Scozia al muro che si erge tra Stati Uniti e Messico, dal filo spinato attorno a Melilla, al serpente di cemento armato che scorre in Palestina, fino ai mitici cancelli orientali di Gog e Magog. Ci sono confini scomparsi che ancora fanno sentire la loro presenza e c’è uno strano confine che si muove in continuazione, in alta montagna, tra Italia e Austria, sul quale 5000 anni fa venne assassinato un uomo che non sapeva di attraversare alcuna linea. C’è poi un deserto che avanza, noncurante dei confini, proprio come fanno i virus, e soprattutto ci sono persone che si muovono, vite, speranze che si infrangono sempre di più contro queste assurde barriere che abbiamo imposto al mondo e ci ostiniamo a conservare.
« «Un'esplorazione superba, vivida e potente di un'idea antica come l’umanità, ma che nelle difficili sfide globali di oggi assume un nuovo significato. Con una prosa commovente ed evocativa, impariamo che i confini si trasformano, si spostano e si piegano; vivono, respirano e a volte soffocano. […] Maledetti confini è un appello urgente alla comprensione profonda di una pratica oggi destinata a mettere dei limiti a tutti i nostri futuri». » David Rooney, autore di I 12 orologi che raccontano il mondo Il primo confine di cui abbiamo testimonianza risale al XXI secolo a.C. e divideva le terre di Lagash e Umma, in Mesopotamia. Molti uomini morirono su quella linea, che consideravano eterna e di cruciale importanza per le loro identità. Poco dopo, Sargon, sovrano di Akkad, cancellò ogni cosa, conquistando l’una e l’altra sponda, e quel confine svanì d’un tratto, come molti altri nel corso della storia. Sappiamo che c’era solo perché un’antica stele divelta ce lo racconta nelle sue iscrizioni, altrimenti ne avremmo perso per sempre memoria. Questo libro è fatto di storie narrate con una forza speciale. Sono storie che si svolgono in tempi e luoghi tra loro lontani, ma hanno tutte per oggetto una linea invisibile tracciata sul terreno. James Crawford ci porta nelle terre frantumate dell’estremo nord d’Europa, nelle trincee della Grande Guerra, nel Peloponneso del generale spartano Otriade; ci porta di fronte a molti, troppi muri invalicabili, dal vallo dei romani in Scozia al muro che si erge tra Stati Uniti e Messico, dal filo spinato attorno a Melilla, al serpente di cemento armato che scorre in Palestina, fino ai mitici cancelli orientali di Gog e Magog. Ci sono confini scomparsi che ancora fanno sentire la loro presenza e c’è uno strano confine che si muove in continuazione, in alta montagna, tra Italia e Austria, sul quale 5000 anni fa venne assassinato un uomo che non sapeva di attraversare alcuna linea. C’è poi un deserto che avanza, noncurante dei confini, proprio come fanno i virus, e soprattutto ci sono persone che si muovono, vite, speranze che si infrangono sempre di più contro queste assurde barriere che abbiamo imposto al mondo e ci ostiniamo a conservare.

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