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Mio padre è stato anche Beppe Viola
Indigo
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Mio padre è stato anche Beppe Viola
Current price: $14.99


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Che padre era Beppe Viola, quando non era allo stadio o in onda? In che modo riusciva a incanalare, nella vita quotidiana con la moglie e le quattro figlie, tutto il genio e l’esuberanza che poi sprigionava in ogni cosa? Come gestiva quella grande fama che era scoppiata tutta assieme, e di cui in verità si vergognava anche un po’ con gli amici? In questo racconto, scritto dalla penna abile e sensibile della figlia Marina, c’è il Beppe uomo, quello che divideva il suo tempo con l’amico di sempre Enzo Jannacci, quello che buttava giù canzoni di getto davanti a un vino rosso insieme a Cochi e Renato, quello che si sganasciava dalle risate mentre scriveva film per Mario Monicelli. Quello che portava la figlia di sei anni allo stadio e la riaccompagnava alla metropolitana venti minuti dopo perché non sapeva chi era il ventitreesimo giocatore vestito di nero. O quello che si offriva di accompagnare allo stadio un giovanissimo Bruno Pizzul alla sua prima telecronaca in Rai facendolo arrivare tardi. “Ecco cos’hanno in comune mio padre e Beppe Viola: si somigliano, hanno la stessa faccia. A volte è facile confonderli. Talmente facile che capita anche a me. Eppure sono persone diverse. Per prima cosa, uno è morto e l’altro no. Dunque, questo non è un libro su Beppe Viola. È un libro su mio padre, quello che mi sgridava quando la facevo fuori dal vaso, quello che mi firmava le giustificazioni, quello che veniva in vacanza con me, che leggeva il giornale sulla poltrona. Questo è il mio modo di salutarlo, una volta per tutte, e fargli fare il suo viaggio senza sensi di colpa.”
Che padre era Beppe Viola, quando non era allo stadio o in onda? In che modo riusciva a incanalare, nella vita quotidiana con la moglie e le quattro figlie, tutto il genio e l’esuberanza che poi sprigionava in ogni cosa? Come gestiva quella grande fama che era scoppiata tutta assieme, e di cui in verità si vergognava anche un po’ con gli amici? In questo racconto, scritto dalla penna abile e sensibile della figlia Marina, c’è il Beppe uomo, quello che divideva il suo tempo con l’amico di sempre Enzo Jannacci, quello che buttava giù canzoni di getto davanti a un vino rosso insieme a Cochi e Renato, quello che si sganasciava dalle risate mentre scriveva film per Mario Monicelli. Quello che portava la figlia di sei anni allo stadio e la riaccompagnava alla metropolitana venti minuti dopo perché non sapeva chi era il ventitreesimo giocatore vestito di nero. O quello che si offriva di accompagnare allo stadio un giovanissimo Bruno Pizzul alla sua prima telecronaca in Rai facendolo arrivare tardi. “Ecco cos’hanno in comune mio padre e Beppe Viola: si somigliano, hanno la stessa faccia. A volte è facile confonderli. Talmente facile che capita anche a me. Eppure sono persone diverse. Per prima cosa, uno è morto e l’altro no. Dunque, questo non è un libro su Beppe Viola. È un libro su mio padre, quello che mi sgridava quando la facevo fuori dal vaso, quello che mi firmava le giustificazioni, quello che veniva in vacanza con me, che leggeva il giornale sulla poltrona. Questo è il mio modo di salutarlo, una volta per tutte, e fargli fare il suo viaggio senza sensi di colpa.”


















