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Salvador Luria: Un biologo italiano nell'America della Guerra fredda
Indigo
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Salvador Luria: Un biologo italiano nell'America della Guerra fredda
By None
Current price: $26.99


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La vita di Salvador Luria, tra i padri della biologia molecolare e premio Nobel per la medicina nel 1969, si intreccia alla storia del Novecento. Nel 1938, dopo aver studiato medicina a Torino con Giuseppe Levi e poi fisica con i ragazzi di via Panisperna, fu costretto a lasciare l’Italia a seguito delle leggi razziali. Si spostò a Parigi e poi negli Stati Uniti, dove, insieme a un gruppo straordinario di scienziati, trasformò per sempre il nostro modo di pensare la biologia. Antifascista e pacifista convinto, manifestò contro le armi nucleari e la guerra del Vietnam, scontrandosi in più di un’occasione con il clima di censura e repressione del maccartismo. Nel contesto piuttosto agitato della fine degli anni Sessanta, l’esistenza della lista nera ricordava agli scienziati che la loro posizione non dipendeva soltanto dai risultati delle loro ricerche, eppure Luria rimase fermo nella sua convinzione di avere il diritto e il dovere di dire ciò che pensava. “Quello sull’intersezione di scienza e politica non è un dibattito astratto” ha scritto: fare scienza vuol dire contribuire allo sviluppo culturale, politico e morale dell’umanità.
La vita di Salvador Luria, tra i padri della biologia molecolare e premio Nobel per la medicina nel 1969, si intreccia alla storia del Novecento. Nel 1938, dopo aver studiato medicina a Torino con Giuseppe Levi e poi fisica con i ragazzi di via Panisperna, fu costretto a lasciare l’Italia a seguito delle leggi razziali. Si spostò a Parigi e poi negli Stati Uniti, dove, insieme a un gruppo straordinario di scienziati, trasformò per sempre il nostro modo di pensare la biologia. Antifascista e pacifista convinto, manifestò contro le armi nucleari e la guerra del Vietnam, scontrandosi in più di un’occasione con il clima di censura e repressione del maccartismo. Nel contesto piuttosto agitato della fine degli anni Sessanta, l’esistenza della lista nera ricordava agli scienziati che la loro posizione non dipendeva soltanto dai risultati delle loro ricerche, eppure Luria rimase fermo nella sua convinzione di avere il diritto e il dovere di dire ciò che pensava. “Quello sull’intersezione di scienza e politica non è un dibattito astratto” ha scritto: fare scienza vuol dire contribuire allo sviluppo culturale, politico e morale dell’umanità.


















