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Servizio pubblico. Torino, 1984. Il crollo dello storico palazzo degli Stemmi riporta alla luce gli scheletri di tre persone uccise più di quarant'anni anni prima, mentre infuriava la guerra e la città subiva i bombardamenti alleati. Sfidando lo scetticismo generale, un giovane cronista della RAI decide di dare un nome alle vittime. Le sue indagini lo portano prima ad Alessandria, poi nelle valli di Lanzo, dove nell'estate del 1944 i partigiani avevano creato una piccola oasi di libertà scacciando con le armi tedeschi e fascisti. I ponteggi del cantiere incombevano su via Po. Davanti alla recinzione c'era uno dei tecnici che aveva partecipato al sopralluogo. Era in compagnia di una mia vecchia conoscenza, l'assistente capo Liborio Rizzo, uno dei più vecchi ed esperti poliziotti di Torino. «Ciao, Rizzo. Che ci fai qui?» «Passavo, e ho incontrato questo mio amico, il geometra Tutino.» «Rizzo, non prendermi in giro. Qui sta succedendo qualcosa, e tu sai che cosa.» «Semplice routine.» «Massi non si muove per una semplice routine. Lì dentro c'è qualcosa d'interessante. Dimmi che cos'è, non costringermi a restarmene qui due ore ad aspettare che esca. Lo sai che di me ti puoi fidare.» Era combattuto. Eravamo in buoni rapporti dai tempi in cui passavo le mattinate in questura alla ricerca di notizie per il giornale, e più volte l'avevo citato in termini elogiativi nei miei articoli. Cedette. «Io non ti ho detto niente. Ma sembra che un tecnico entrato nel cantiere per alcuni rilievi abbia trovato qualcosa. » «Che cosa?» «Ossa. Ossa umane. Dentro c'è un medico legale che le sta esaminando.» Qui scopre che altro sangue era stato versato in un torbido intreccio di interessi, persecuzioni razziali e vendette. E comprende che qualcuno sta facendo di tutto per impedire che, a distanza di tanti anni, la verità venga a galla. Un cold case raffinato e potente, che fruga tra le pieghe della nostra storia.
Servizio pubblico. Torino, 1984. Il crollo dello storico palazzo degli Stemmi riporta alla luce gli scheletri di tre persone uccise più di quarant'anni anni prima, mentre infuriava la guerra e la città subiva i bombardamenti alleati. Sfidando lo scetticismo generale, un giovane cronista della RAI decide di dare un nome alle vittime. Le sue indagini lo portano prima ad Alessandria, poi nelle valli di Lanzo, dove nell'estate del 1944 i partigiani avevano creato una piccola oasi di libertà scacciando con le armi tedeschi e fascisti. I ponteggi del cantiere incombevano su via Po. Davanti alla recinzione c'era uno dei tecnici che aveva partecipato al sopralluogo. Era in compagnia di una mia vecchia conoscenza, l'assistente capo Liborio Rizzo, uno dei più vecchi ed esperti poliziotti di Torino. «Ciao, Rizzo. Che ci fai qui?» «Passavo, e ho incontrato questo mio amico, il geometra Tutino.» «Rizzo, non prendermi in giro. Qui sta succedendo qualcosa, e tu sai che cosa.» «Semplice routine.» «Massi non si muove per una semplice routine. Lì dentro c'è qualcosa d'interessante. Dimmi che cos'è, non costringermi a restarmene qui due ore ad aspettare che esca. Lo sai che di me ti puoi fidare.» Era combattuto. Eravamo in buoni rapporti dai tempi in cui passavo le mattinate in questura alla ricerca di notizie per il giornale, e più volte l'avevo citato in termini elogiativi nei miei articoli. Cedette. «Io non ti ho detto niente. Ma sembra che un tecnico entrato nel cantiere per alcuni rilievi abbia trovato qualcosa. » «Che cosa?» «Ossa. Ossa umane. Dentro c'è un medico legale che le sta esaminando.» Qui scopre che altro sangue era stato versato in un torbido intreccio di interessi, persecuzioni razziali e vendette. E comprende che qualcuno sta facendo di tutto per impedire che, a distanza di tanti anni, la verità venga a galla. Un cold case raffinato e potente, che fruga tra le pieghe della nostra storia.

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